Le tecnologie digitali in aiuto del vino Australiano contro i dazi Cinesi

Il mercato del vino potrebbe vedere le tecnologie digitali in aiuto del vino Australiano molto presto e dimostrare così la loro potenza. I dazi verso la Cina sono un problema per l’Australia, in particolare per il settore vinicolo, e sembra un ostacolo difficile da superare.

Due piattaforme digitali per l’Australia

Però i canali digitali potrebbero venire in aiuto a questo mercato, velocizzando la ricerca di mercati alternativi, anche se forse non così ricchi. Il problema più grosso è il fatto di aver puntato tutto su un unico grande cliente, tralasciando altri mercati forse meno remunerativi ma più sicuri. Anche la stessa Treasury Wine Estate inizia ad avere qualche problema a causa dei dazi cinesi. Come dice Tim Hunt, analista di Rabobank, l’Australia non è stata così esposta verso un unico mercato dagli anni ’50, quando erano legati al Regno Unito.

Le tecnologie digitali in aiuto del vino Australiano saranno probabilmente due, una mondiale, ossia Amazon, e l’altra locale, come Digital Wine Ventures (nessuna parentela, purtroppo).

La società di Jeff Bezos infatti ha tra le sue attività Whole Food, una piattaforma di delivery dedicata ai generi alimentari; qualche settimana fa Amazon ed EVE Investment hanno stretto un accordo per commercializzare una linea di miele organico in North California a partire da aprile.

Per quel che riguarda Digital Wine Ventures, azienda tecnologica dedicata al mercato del vino, sono già molti i progetti in campo e le soluzioni per l’export e la conservazione. Ne ho parlato in questo post, ed anche qui. Ai clienti già nel suo portfolio, tra cui aziende di Napa Valley e della Nuova Zelanda, si sono aggiunte altre 12 cantine della McLaren Valley, nel sud dell’Australia.

DW8, la sigla dell’azienda australiana, ha dichiarato di aver avuto una crescita del 600% nel 2020, mentre EVE Investment ha visto un aumento del 40%.

L’innovazione può cambiare le carte in tavola nel mercato

Le tecnologie digitali in aiuto del vino Australiano possono quindi fare da apripista per nuovi modelli di scambi internazionali; riusciranno, forse in poco tempo, a indirizzare gli scambi verso altre direzioni. Se in questo modo l’Australia riuscisse a liberarsi dagli Yuan di Pechino, si dimostrerebbe la vera potenza delle piattaforme digitali. Che in questo caso è raggiungere in modo veloce, grazie a reti logistiche ben organizzate, ogni mercato che meriti di essere visitato. Si modifica il paradigma, non è più il venditore che deve andare in giro per il mondo a stringere accordi col compratore, ma il contrario. Ed anzi, non sarà più nemmeno necessario un accordo scritto. Basteranno alcuni colpi di click per ordinare vino Australiano, da una cassa ad un bancale. Se davvero dovesse succedere, anche altri settori commerciali si accorgerebbero delle possibilità che offrono le piattaforme digitali.

Alla fine le tecnologie digitali in aiuto del vino Australiano potranno essere un esempio da seguire, con notevoli ripercussioni positive sia sugli scambi commerciali che nel mercato del lavoro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *