La transizione digitale del vino nel report OIV

La transizione digitale del vino nel report OIV

Questo è il periodo dell’anno in cui arrivano i report sulla transizione digitale del vino, e stavolta è il turno di OIV, l’Organizzazione Internazionale del Vino; l’analisi è stata eseguita da Misnait Business Consulting all’interno del piano di informazione digitale di OIV. Potete leggerlo e scaricarlo da questo link.

Il report OIV

Il report è come sempre molto ben fatto, e indica le tecnologie che il settore del vino dovrà utilizzare per il suo futuro, come big data e intelligenza artificiale; si parla anche di DLT, Distribuited Ledger Technology, nei processi di tracciabilità del vino. Sono tecnologie piuttosto avanzate per un viticoltore, anche per uno grande, non per quel che riguarda l’implementazione ma per l’utilizzo. Nelle categorie di vini di fascia più alta, l’acquirente finale vede la presenza di un sistema di tracciatura come un servizio premium; questo è uno dei punti che la nuova transizione digitale dovrà affrontare. Da offrire quindi, esattamente, per vini con prezzi importanti, generando anche una nuova figura professionale, l’esperto di digitalizzazione del vino.

L’OIV considera fondamentale la digitalizzazione del vino, è il capitolo V del proprio piano 2020-2024, dove si parla di blockchain, big data, robotica, immagini satellitari; il titolo di questo capitolo è ovvio, la facilitazione della transizione digitale del vino.

Il report è costruito sulle interviste a istituzioni, associazioni vinicole, aziende private che lavorano nel settore in tutti i paesi dove l’OIV è presente; ad oggi sono 48, fra i grandi produttori mancano solo gli Stati Uniti.

Vi invito a leggere il report, ma vi lascio qui una sintesi; alla fine del post, le mie considerazioni.

Sensori nelle vigne e IoT

Inserire sensori ambientali nel terreno delle vigne o nei tank di fermentazione, raccolta di dati e invio a piattaforme digitali per l’analisi dei risultati. Se poi vengono inseriti nei pallet o alle singole bottiglie, possono aiutare nei processi di tracciatura, un servizio che dà una patina premium alle vendite.

Intelligenza Artificiale

È un aiuto possibile nell’interpretazione dei dati raccolti dai sensori, aiutando nelle previsioni e quindi nelle azioni conseguenti; più che nella fase di produzione, un sistema di IA è utile nel marketing per identificare pattern e trend nascosti nei dati. I wine club usano la IA per aiutare il consumatore a scegliere il vino giusto partendo da domande sul colore preferito o il posto dove andare in vacanza.

Robotica e immagini satellitari

È probabilmente la tecnologia che si svilupperà maggiormente, almeno quando miglioreranno le autonomie dei trattori autonomi elettrici, e di altri macchinari da usare in vigna. I terreni dove sorgono i vitigni non sono sempre adatti all’uso di robot o di trattori autonomi, ma la tecnologia è sicuramente interessante; in particolare i dati provenienti dai satelliti o dagli stessi sensori serviranno come guida ai mezzi autonomi. Si individuano in modo automatico le parcelle dove sono necessari interventi e si invia il robot solamente lì.

e-label

La UE ha dato indicazioni ai produttori di vino di adottare etichette più chiare, indicando ingredienti aggiunti al vino, le quantità di zuccheri e carboidrati, allergeni. Ovvie le indicazioni sul consumo responsabile dei prodotti alcolici. Potete leggere il post di aprile, o quello che ho scritto per Vinix su U-label, la piattaforma di registrazione delle etichette digitali. Questa è una buona novità, che se usata in modo intelligente può migliorare l’immagine di marketing delle aziende vinicole.

Transizione digitale del vino: vero o falso?

In queste nuove tecnologie manca un filo conduttore della trasformazione: ci sono robot, IA, ma non si parla dei processi e dei loro costi. Non era certo scopo del report farlo, ma prima o poi bisognerebbe parlarne: non si può adottare una nuova tecnologia se prima non si è progettato un nuovo processo. Significa innanzitutto mettere mano alla filiera, e ai cambiamenti che la filiera sta subendo, con marketplace specializzati e servizi di delivery sempre più veloci. La trasformazione digitale, o la transizione digitale, non può essere solo una questione di tecnologia, deve innanzitutto essere una questione di processi, di modifica della filiera, di percorsi di business nuovi da intraprendere.

Altrimenti non sarà una vera digitalizzazione, non sarà una transizione digitale del vino ma solo una vendita di tecnologie che, tra qualche anno, faranno la polvere negli scantinati.

Foto di Pavel Danilyuk da Pexels

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