Video killed the wine star

Non è certo semplice in questo periodo occuparsi di eventi, soprattutto di eventi dedicati al vino. Un prodotto che è sinonimo di compagnia e vicinanza e allegria non può essere presentato dall’altra parte di un video. Ma è quello che molti organizzatori di fiere vinicole si sono trovati a fare, a volte velocemente, per consentire comunque alle aziende vinicole di presentare le loro etichette.

Formati di emergenza per parlare di vino

E dunque si trovano nuovi sistemi per parlare di vino, come hanno fatto ad esempio alla Milano Wine Week, con gli eventi diffusi conclusi appena prima della chiusura delle fiere e con appuntamenti virtuali in diretta con buyers internazionali. Ho visto qualche video su YouTube della MWW, dove sono state riprese le masterclass e le degustazioni.

Ed eccoci al punto del post, il linguaggio da usare. Credo che possiamo dirlo in tranquilla serenità, mandare su YouTube video di oltre un’ora con gente che parla a bassa voce o in tono monocorde è un errore. Lo dimostrano le visualizzazioni, che vanno dalle 8 alle 27. Non so se si siano presi la briga di misurare anche il tempo di visualizzazione e quanti, dei 27, siano arrivati alla fine del video.

È un peccato; come potrebbe dirvi qualunque esperto di comunicazione, il format è completamente sbagliato. Ci sarebbe voluto un po’ di montaggio innovativo, qualche video delle cantine ospiti ad esempio, un atteggiamento meno ingessato. I video proposti dal The Wine Show Creative Team di cui parlo in questo post possono essere un buon punto di partenza per capire cosa fare.

Eventi dedicati al vino e format adatto

Voglio anche sottolineare che questa va presa come una critica costruttiva: immagino che cercare di diventare digitali da un momento all’altro non sia semplice. Preparare eventi dedicati al vino in un’emergenza sanitaria come questa ha significato lavorare velocemente, usando format già usati per portarli su canali digitali. Proprio per questo ci sarebbe voluta una maggior consulenza da parte di chi se ne intende.


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Non sono un esperto di comunicazione digitale, quindi le mie osservazioni sono quelle di un visitatore, di un wine lover; non potendo venire a Milano pensavo di vedere cosa mi ero perso. Forse mi sarei annoiato anche di persona, ma almeno avrei potuto scambiare osservazioni e impressioni con qualche vicino di poltrona. Ma dal punto di vista dello spettatore, i video non mi hanno dato niente e, soprattutto, non mi hanno convinto ad acquistare o assaggiare quei vini. Non più e non meno di quanto già non lo fossi comunque.

Troppo seri per parlare di vino

I video di Wine Pairing Passione Gourmet, che potete trovare sempre sul canale di MWW, offrono sicuramente più potenziale ad un format dinamico. Ma anche in questo caso si cade nell’errore di non sfruttare le possibilità del montaggio. Alcune parti potevano essere tagliate, velocizzate, aiutate ad esempio con una soundtrack in sottofondo.

Dicevo, peccato perché è davvero tanto materiale, quasi un centinaio di video di durata da mezz’ora a quasi due. Ci sarebbe stato tanto materiale per almeno sei mesi, fino alla prossima edizione, per mantenere alto l’interesse di chi guarda, aspettando l’uscita del video successivo.

Però, sia per la Milano Wine Week che per altri eventi dedicati al vino, mi rendo conto che questo è stato un esperimento. Le sbavature, gli errori, sono del tutto comprensibili e scusabili. L’errore vero sarebbe perseguire questa strada anche per i prossimi eventi, per le prossime fiere. Abbinare gli eventi in presenza, quando potremo tornare a farli, ad eventi digitali, dovrà essere il nuovo linguaggio che gli organizzatori di eventi dedicati al vino dovranno imparare.

Ci sono davvero tanti ottimi creators su YouTube, così come su altri social. Basta guardare quel che fanno e pensare come portare quel formato, quei metodi, in un video per parlare e spiegare il vino, il territorio, i suoi personaggi e gli abbinamenti.

Photo by Sam McGhee on Unsplash

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