Il vino nel mercato globale e la tecnologia digitale

Il vino nel mercato globale e la tecnologia digitale

Pensare globale ed agire locale, il nocciolo del futuro del vino nel mercato globale alla fine è racchiuso in questa frase. Che non è mia, ovviamente, ma è attribuita a Patrick Geddes, un architetto del 1915. Ma come si applica al vino? Vediamo di sviluppare il tema.

Pensare globale

Il vino nel mercato globale ha una grande importanza, la stima è di 300 miliardi di dollari l’anno. Ma alla fine è un numero come un altro, ed è talmente grande che è difficile immaginarlo. Quel che è importante, invece, è che il vino viene prodotto in tutto il mondo (nella zona della fascia temperata, che si sta spostando, oltretutto); e che viene venduto, in tutto il mondo. Quindi anche la competizione è globale, ma vuole dire anche che esistono clienti in tutto il mondo. Mercati diversi, clienti diversi, esigenze differenti. E competitor differenti, soprattutto. Anche le dimensioni dei concorrenti contano: ci sono quelli confrontabili e quelli più grandi. Pensare globale dunque vuol dire guardare il mercato nella sua totalità non solo spazialmente, ma anche temporalmente. Il mercato si modifica, cambiano abitudini e necessità dei consumatori, nascono e muoiono mode e canali di comunicazione. Globale.

Agire localmente

Questa è la parte difficile, almeno per quel che riguarda il vino. Un’azienda vinicola non è come McDonald’s o Starbucks, non può essere spostata, non si può costruirne un’altra con lo stesso nome da un’altra parte. Il vino è locale per definizione, i francesi hanno una parola che raccoglie tutto, il terroir. Quindi, agire localmente per un’azienda vinicola vuol dire essere concentrata nel proprio territorio; non solo con il vino, ma anche con prodotti correlati, come le visite in cantina o iniziative nella regione di produzione.

Mettere in relazione il locale con il globale comporta l’uso di strumenti di condivisione. Un accorto e intelligente uso della Rete consente di agire localmente nel mercato globale.

Ma davvero nel 2020 occorre ribadire questo punto?

Tre punti per il mercato del vino

Per lavorare in questo senso, una strategia del vino nel mercato globale deve passare attraverso questi tre step:

  • Farsi conoscere da chi non ha mai assaggiato il proprio vino
  • Diminuire gli intermediari tra l’azienda ed il cliente
  • Studiare i giganti del mercato, come Amazon

I primi due punti sono semplici, se non da realizzare almeno da comprendere: allargare la platea dei possibili consumatori e accelerare sul direct to consumer. Li approfondirò in alcuni post successivi.

Ma il terzo? Che centra Amazon? Beh, Jeff Bezos già vende prodotti di Food&Beverage, grazie a oltre 470 punti vendita Whole Food negli Stati Uniti. Ora sta creando una propria rete di vendita chiamata Amazon Fresh, con prezzi da discount.

Ha la possibilità di fare consegne in 24 ore, e la consegna in giornata sta diventando importante nel DTC. Ha il capitale e la potenza industriale per espandere il settore in ogni parte del mondo.

Ma, e questa è la buona notizia, Amazon non è un competitor, ma un esempio.

Tutto ruota attorno ad un concetto che il mercato del vino, soprattutto le aziende più piccole, dovrebbero tenere conto; ed il concetto è racchiuso proprio nella parola ‘mercato’. Il vino è un prodotto, quindi deve essere venduto nel modo giusto; le aziende vinicole sembrano l’unica categoria di produttori che non si preoccupano di trovare clienti ma solo di trovare distributori. Che sono importanti, naturalmente, ed in certi momenti direi fondamentali, ma sono un filtro fra l’azienda ed i propri clienti, i propri estimatori.

Quando finirà l’emergenza sanitaria alcune aziende tireranno le somme non solo contabili, ma strategiche. E vedranno che la pandemia, obbligandoli, ha accelerato le vendite dirette in ogni campo. La prima cosa che i ristoranti hanno fatto è stata la consegna dei propri cibi. Questo non ha aiutato a ripianare le cene perdute, ovviamente, ma ha mostrato ai propri clienti che possono avere il cibo del loro ristorante preferito quando vogliono, comodamente a casa. Ha cioè aumentato il feeling che i clienti hanno con quel marchio, con quel brand. Analogamente può fare l’azienda vinicola.

Le vendite online di questi mesi non hanno potuto chiudere la voragine che si è creata con il blocco dei canali Horeca. Internet non è una soluzione di riserva, Internet è il piano A, come scrivevo in questo post.

La vicinanza delle aziende vinicole con i propri wine lovers grazie a degustazioni online, newsletter, post sul proprio blog o su quelli specializzati, è un investimento che non deve essere perso. Sperimentare nuovi modi di comunicare con i propri clienti, come video o podcast, adesso può davvero fare la differenza.

Il motivo quindi di prendere d’esempio Amazon (o meglio imparare dalle sue strategie) è esattamente quello di offrire un servizio migliore. Il vino di qualità già lo produciamo, manca solo questo passo.

Photo by Ben White on Unsplash

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