Wine business e NFT, ne vale la pena?

Sembra che wine business e NFT abbiano stretto una relazione di reciproco interesse, anche se forse tanta passione è mal riposta.

Gli NFT furono inventati nel 2017 con CryptoKitties, immagini digitali registrate su blockchain e pagabili con Ethereum che si potevano vendere, comprare e scambiare. Erano tutto sommato disegni di gattini, immagini digitali ognuna con un proprio DNA digitale, registrato appunto sulla blockchain.

Serie di CryptoKitties

I Crypto Gattini

Questo significa che ogni immagine è unica e, appunto, non scambiabile con un’altra, e quindi un NFT, Non Fungible Token, un gettone non riproducibile. Il primo fu venduto per 246,9255 ETH a dicembre 2017, per un valore di allora pari a quasi 118.000$. Ad oggi questa cifra sarebbe di oltre 520mila dollari. Altri furono venduti per cifre attorno ai 7 milioni di dollari: ve li portate via come niente, insomma.

Genesis, il primo CriptoKitty venduto per 246,9255 ETH

Da quel momento nacquero tutta una serie di immagini non riproducibili vendute in rete grazie a piattaforme di scambio, come quelle dove si scambiano le azioni. Sicuramente la vendita più clamorosa è l’opera intitolata Everydays: the first 5000 days prodotta da Beeple, pseudonimo di Mike Winkelmann. Nel 2021 fu battuta all’asta da Christie’s per 68 milioni di dollari, ma ne esistono altre che hanno costi confrontabili.

La vendita si paga in Ethereum, ed è in pratica un vero e proprio contratto, o meglio uno smart contract; il concetto di smart contract è piuttosto vecchio visto che risale ormai al 2014 (!) con l’avvento di Ethereum. In pratica significa che un contratto è automaticamente eseguito al verificarsi di certe condizioni.

Contratti veloci e sicuri

Considerate un’assicurazione per il rimborso dei ritardi del viaggio in aereo: non avrete bisogno di inviare la richiesta alla compagnia, con l’orario di arrivo previsto e quello effettivo. Sarà lo stesso contratto, che è nient’altro che un programma che gira in rete, che verifica l’orario in cui il vostro aereo è atterrato e, in caso di ritardo, vi arrivano automaticamente i soldi sul vostro wallet crypto, ossia nel vostro borsellino elettronico. Lo sta facendo Axa, per dire.

Everydays: the first 5000 days – autore Beeplei

Insomma, ci sarebbe da scrivere una serie di articoli solo per spiegare tutte le possibilità offerte da blockchain, dagli NFT agli smart contract. Per non parlare poi delle varie piattaforme di scambio e di tutte le società che ruotano attorno a questo nuovo mondo. Vi ho lasciato sparsi alcuni link, e probabilmente farò un episodio su The Digital Wine.

Ma cosa si può fare con un NFT? Se all’inizio c’erano solamente immagini, fotografie, produzioni artistiche in genere, adesso si comincia ad intravedere anche un utilizzo differente. Esistono riviste vendute solo come NFT, e quindi ogni numero è unico. Nike sta vendendo le sue CryptoKicks come NFT, associando ad ogni paio di scarpe un certificato di autenticità ed uno smart contract: comprate l’NFT relativo e vi vengono date le scarpe.

Se volete sapere qualche altra parola strana, allora vi dirò che l’operazione di collegare un file digitale con la catena Ethereum si definisce ‘mint‘; così se sentirete qualcuno che dice di aver ‘mintato‘ un NFT, sapete che sta dicendo di aver coniato un nuovo token.

Wine Business e NFT: qualche esempio

Così anche nel vino, potete comprare una bottiglia di vino di alto livello su una delle piattaforme esistenti tramite l’acquisto dell’NFT. Rivendendo la bottiglia in realtà state rivendendo l’NFT, e grazie allo smart contract una parte del guadagno va a finire anche nelle tasche del produttore.

E dopo questa lunga premessa veniamo al punto di questo post, ossia la connessione fra wine business e NFT. Uno degli utilizzi è l’anticontraffazione e ne ho parlato in questo post; in pratica si stabilisce l’unicità della bottiglia che state acquistando, e naturalmente conviene se la bottiglia ha un valore elevato. Anche se, bisogna dire, ciò che viene certificato non è l’oggetto ma il contratto: voi state acquistando un contratto dove c’è scritto che il proprietario è legittimamente capace di vendervi quella bottiglia. Insomma, non potete comprare il Colosseo, se io vi vendo una foto del Colosseo: state comunque comprando una foto, non l’oggetto.

Come per tanti altri fenomeni digitali, anche gli NFT sembrano avere un periodo di flessione, causato soprattutto dalla diminuzione del prezzo delle crypto monete. Anche qui, ci sarebbe da parlarne per innumerevoli post (e non è detto che prima o poi non lo faccia, magari sul podcast); intanto potete farvi un’idea di quel che sta accadendo leggendo questo articolo de Il Post.

Torniamo al vino. Ci sono già alcune compagnie che si stanno dedicando ad unire wine business e NFT, come scrivevo in questo articolo.

Nuovi token e vecchi brand

Parlando di autenticazione probabilmente gli NFT del vino hanno senso, ma ancora ci sono troppe offerte poco chiare nel modello, che oscurano qualsiasi valore reale. Ci sono parecchi esempi di unione tra wine business e NFT, come il He-Devil di Graham Norton che oltre alla bottiglia include i diritti sulla prima uscita del vino; il possessore dell’NFT ha diritto di prelazione sul Malbec en premiere dell’azienda neozelandese. C’è anche una stampa, fisica, firmata dai proprietari dell’azienda vinicola.

C’è l’NFT di Invivo X di Sarah Jessica Parker, che presentava rappresentazioni artistiche digitali di due delle sue etichette di vino. La bordolese Château Angelus ha offerto una rappresentazione 3-D dell’etichetta insieme a un barile del suo Angelus 2020. Tutte queste transazioni le trovate su OpenSea, probabilmente il più grande exchange mondiale di NFT.

L’azienda vinicola Robert Mondavi ha scelto un modello ibrido, rendendo vino e arte qualcosa di unico: ha creato un’edizione limitata di tre vini speciali, inserendoli in magnum di porcellana commissionati realizzati a mano dalla casa di porcellana francese Bernardaud. Il prezzo al momento è di 1,20 Ethereum, ovvero circa $ 3.500.

La Yao Family Wines dell’ex giocatore NBA Yao Ming, offre 200 bottiglie del suo Cabernet Sauvignon “The Chop” del 2016 insieme a un NFT. Queste bottiglie potevano essere acquistate solo con Ethereum e finora ne sono state vendute 137.

L’australiana Penfolds ha rilasciato due NFT, uno a novembre per una barrique di Magill Cellar 3 Cabernet Shiraz del 2021, venduto in 12 secondi per $ 130.000. Forse questo è stato venduto così rapidamente perché è stato offerto in dollari; i potenziali acquirenti potrebbero non voler abbracciare l’utilizzo di una valuta che non comprendono completamente o di cui non si fidano. Una seconda vendita a gennaio ha offerto 300 bottiglie di Penfolds Magill Cellar 3 2018 tramite BlockBar, un mercato online per vini e liquori NFT, tutte vendute in 10 ore.

Non ho parlato delle gas fee, una commissione che la piattaforma che effettua la transazione si prende, in percentuale alla vendita. Andatevi a vedere a quanto ammontano e non vi lamenterete più delle commissioni sul POS.

Vino e token

Collegare un NFT a una bottiglia o ad una botte potrebbe sembrare una mossa intelligente, soprattutto per combattere la contraffazione, ma non solo. Come ho scritto sopra, gli NFT consentono all’azienda vinicola di continuare a fare soldi sul mercato secondario, cosa che prima non era realmente possibile. Il prezzo più alto raggiunto da una bottiglia di vino venduta all’asta è stato di $ 558.000, un Romanée-Conti del 1945 venduta nel 2018. Tuttavia, l’azienda vinicola non ha fatto soldi con quella vendita, il rivenditore e la casa d’aste invece si. Se gli NFT fossero esistiti 77 anni fa e il Domaine ne avesse allegato uno a quella bottiglia, Romanée-Conti avrebbe avuto una quota del profitto.

Quindi lo smart contract registrato con quell’NFT può essere programmatio per continuare a pagare una percentuale di ogni transazione sul mercato secondario al produttore o al creatore di NFT. E questo contratto smart non può essere modificato.

Penfolds ha venduto una intera barrique, e l’NFT legato alla vendita sarà convertito in un NFT da 300 bottiglie all’imbottigliamento nell’ottobre 2022. Si sfrutta quindi la possibilità di suddividere un NFT tra vari proprietari.

C’è però un problema di marketing fra wine business e NFT quando questi sono legati ad opere d’arte digitali. Come dicevo, il grande impulso a questa tecnologia l’ha dato proprio l’arte digitale, e così le aziende vinicole hanno semplicemente continuato su quella strada. Ci sono perciò opere digitali legate alle etichette del vino o alle bottiglie stesse, ma questo significa non sfruttare al pieno la potenza digitale e commerciale di questa innovazione.

E comunque, se non sapete proprio cosa state facendo, meglio stare per ora alla larga dal mondo NFT; essendo un mercato dove girano parecchi soldi, le truffe sono all’ordine del giorno, come con i videoregistratori negli anni 80.

Altri Wine NFT mintati

In ogni caso, a settembre scorso è stato lanciato il primo progetto per un marchio di vini interamente NFT; protagonista è Hello Fam che ha preso un blend di Syrah della cantina israeliana Jezreel Valley. I founder di Hello Fam sono Jacob Net-David, partner di Vinsent, una piattaforma di DTC, Adam Ghahramani, che gestisce la community Untamed Elephants e collezioni NFT, e Tiffany Wong, una designer che ha già lavorato con brand del Wine&Spirits. La bottiglia è denominata Genesis Vintage 2021 e verrà venduta esclusivamente tramite NFT.

Se acquistate una Hello Fam Grape NFT state comprando una cassa da 6 bottiglie di Hello Fam Genesis Vintage 2021 conservata in una struttura assicurata a temperatura controllata. Ha Yael, un artista israeliano, ha contribuito per creare singole opere d’arte che possono essere incorniciate ed esposte. Il 31 agosto 2021 c’è stato il lancio, ed in un giorno solo sono state acquistate 250 casse, quindi 250 NFT. I prezzi vanno da 0.05 ETH a 0.33 ETH, ossia tra i 100 e i 600 €.

In un’intervista a Forbes, Jacob Ner-David parla di vino e collezionismo, spiegando che al normale collezionismo degli intenditori si aggiungono i collezionisti di NFT; spiega anche una cosa fondamentale ossia che il valore di un token si basa sulla sua scarsità. Vengono infatti mintati, cioè coniati, un numero finito di NFT, in pratica come le bottiglie di vino. Il collezionista quindi è attratto da questo aspetto, ed ogni cassa di Hello Fam porta con se una immagine unica, che quindi diventa parte della collezione.

Blend di collezionisti

In questo modo, secondo Ner-David, i collezionisti di vino si mescoleranno con i collezionisti di NFT, dando luogo ad un meccanismo di veloce crescita di tutto il processo. Ci sono già stati dei piccoli passi in questa direzione ed Hello Fam promette di essere la versione NFT su larga scala supportata dal wine business.

A mio parere, ma sarò sicuramente smentito da qualche innovazione tra pochi mesi, l’unico modo che hanno wine business e NFT di convivere è l’anticontraffazione e lo smart contract. Qualcosa di semplice, insomma, una sicurezza in più nella provenienza e la possibilità di avere un ritorno economico quando c’è una transazione. Una specie di cash-back digital per interposta persona, insomma.

Di certo, il mondo NFT fa nascere idee, come tutte le innovazioni. Non è detto che fra qualche mese qualcuno non si inventi un sistema per rendere finalmente conveniente il legame fra wine business e NFT. Sarà la nuova trasformazione digitale del vino o si sgonfierà fra qualche mese?

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