Prosus investe in piattaforme di food delivery

Le consegne dirette sono diventate una consuetudine nel periodo di lockdown stretto, e le piattaforme di food delivery hanno aumentato le loro consegne anche dell’80%.

Non dovrebbe stupire quindi che la quarta compagnia tech europea, Prosus, stia investendo in questo settore a suon di centinaia di milioni di dollari.

Prosus è sbarcata in Europa giusto un anno fa nella borsa di Amsterdam, dove ha visto subito crescere il valore delle sue azioni del 25%. Nasce in Sudafrica come spin-off di Naspers, che tra l’altro possiede un terzo delle azioni del gigante cinese Tencent; potete trovare altre informazioni in questo post sul The New York Times; il 21 di settembre la società entrerà nell’Euro STOXX 50, diventando una delle più grandi compagnie tecnologiche quotate in Europa. Nel 2018 Naspers ha partecipato per almeno 100 milioni di dollari in 8 startup di sistemi di pagamento e piattaforme di food delivery. La piattaforma indiana Swiggy ha ricevuto, in vari round, fino ad 1 miliardo di dollari, di cui la metà proprio dell’investment fund sudafricano. Nata nel 2014 a Bangalore, fino ad ora ha ricevuto 1,68 Miliardi di dollari di finanziamento (fonte Crunchbase)

Prosus sta investendo in altre due startup che si occupano di food delivery, tra cui la brasiliana iFood.

In Europa, Prosus ha investito nella piattaforma di food delivery tedesca DeliveryHero. Fondata ormai nel 2010 a Berlino, ha avuto fino ad ora 5,1 Miliardi di dollari di finanziamento; ad agosto di quest’anno ha acquisito InstaShop per 360 milioni di dollari (fonte CrunchBase)

La consegna a domicilio, sia di cibo che di altri generi, si è dimostrata non solo un’ancora di salvezza per molti piccoli rivenditori (ristoranti, enoteche, singoli produttori) ma un settore in espansione. La pandemia ed il relativo lockdown mondiale ha visto aumentare il traffico internet nel Q2 del 2020, e sarà un trend che non diminuirà, a mio parere, nemmeno nei mesi o negli anni a venire.

Per quel che riguarda il vino, alcuni dati potete trovarli in questo mio post. Ribadisco che non ho trovato analisi simili per il mercato del vino in Italia, probabilmente non ho cercato bene. In ogni caso le aziende vinicole stanno iniziando a comprendere che avere uno shop online per i propri prodotti è una scelta ormai non indifferibile.

Le abitudini dei consumatori sono cambiate, ed è cambiata la loro mobilità. Il problema di bar e ristoranti localizzati vicino alle grandi aziende è noto. Prima di marzo, lavoravano quasi esclusivamente con i dipendenti delle società vicine che scendevano in pausa pranzo. E molti si portavano a casa un po’ di spesa per la cena.

Adesso le grandi aziende hanno ancora, almeno, il 30% di lavoratori in smart working, e non tutti cucinano in casa. La cosa più comoda, oltre ad andare a mangiare alla tavola calda sotto casa, è quella di farsi consegnare cibi già pronti, magari solo da scaldare al microonde. E poi accompagnare il pasto con un vino acquistato sempre dalla stessa piattaforma.

Photo by Charles Deluvio on Unsplash

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