La tecnologia NFT e la contraffazione del vino

Gli NFT sono una invenzione nuova, e forse potrebbe essere utilizzata per combattere la contraffazione del vino.

Contraffazione del vino: un giro di miliardi

La quantità di denaro che ruota attorno alla contraffazione di Wine&Spirits è davvero impressionante, e benché non esistano numeri precisi, si parla di qualche miliardo di dollari. Senza contare naturalmente il danno per i produttori; inoltre le bottiglie contraffatte negli ultimi anni, risultano essere anche quelle di minor prezzo, nella fascia dai 40 ai 100€. Questo rende le truffe molto più vantaggiose, per i truffatori ovviamente, visto che non devono fare un lavoro ‘di fino’, andando a ricopiare in modo esatto i caratteri di stampa dell’etichetta o il disegno del logo.

Ho aperto così tanti falsi Château Mouton Rothschild del 1982 che ho perso il conto. (Melissa Smith, fondatrice di Enotrias)

Aziende come WineFraud.com di Maureen Downey si occupano proprio di smascherare le bottiglie false che circolano nel mondo delle aste e dell’after market, verificando gli inchiostri, la fattura del vetro delle bottiglie, il font dei caratteri. Rudy Kurniawan non è stato certo l’unico giocatore in quello che è diventato un gioco ad alto rischio del valore stimato di $ 3 miliardi di dollari.

Si ritiene che circa un quinto del mercato del vino raro e da collezione sia falso.
Anche Melissa Smith, founder di Enotria, una azienda che fornisce servizi di sommelier di alta fascia, utilizza molti trucchi e tattiche quando setaccia i venditori dei clienti e li consiglia su nuove acquisizioni.

Prendo nota di tutto, dai codici QR, agli esami dettagliati di adesivi su bottiglie rare che sono progettate per scoppiare se manomesse. Si è parlato molto della creazione di un database e della ricerca di nuovi modi per tracciare la provenienza, ma finora non ho visto alcun progresso reale (Melissa Smith, intervista a Wine-Searcher)

Come dicevo all’inizio, le nuove tecnologie possono essere un deterrente per le manomissioni e le falsificazioni dei vini, anche quelli di pregio e di alto prezzo. Potete leggere qualche esempio in questo mio post. A Manchester, New Hampshire (USA) si trova l’azienda Yahyn, parola yiddish che significa ‘vino’. I founder di questa azienda sono imprenditori e tecnologi; è un wine club ed un marketplace che vende online vini di fascia alta dai produttori ai consumatori.
Abbiamo creato la prima assegnazione di vini NFT, che garantisce che il vino sia autentico“, afferma Pierre Rogers, fondatore e CEO di Yahyn.

NFT, una nuova tecnlogia per un vecchio problema

Cosa sia un NFT l’ho spiegato in un episodio del podcast; brevemente, NFT significa Non Fungible Token, ossia un gettone non fungibile. In parole più semplici, è una specie di segnaposto digitale unico, formato da un codice proveniente da una blockchain. In pratica, un sacchetto di viti rappresenta beni fungibili, perché una vite vale l’altra. Al contrario un appartamento è un bene non fungibile, perché è unico nel suo genere: ne esistono di simili ovviamente, ma ogni appartamento è unico di per se.

Un NFT è un oggetto digitale, in poche parole un file. Può essere una fotografia, un brano musicale, anche questo post; possono essere scambiati e venduti, ed ogni transazione, ogni passaggio di proprietà viene scritto all’interno di una blockchain. Ogni oggetto è unico, sebbene ne possano venir fatte delle copie. L’oggetto originale è garantito dal certificato digitale, scritto e crittografato in una blockchain.

La blockchain è in pratica un database distribuito, dove la stessa informazione viene scritta in più posti così che non possa essere manomessa; l’informazione naturalmente è anche cifrata. Questo è il meccanismo che governa le criptovalute come Bitcoin ed Ethereum.

Gli NFT sono diventati famosi, almeno tra gli esperti di tecnologia digitale, quando hanno iniziato ad essere venduti degli oggetti per cifre astronomiche, come un insieme di immagini digitali vendute da Christie’s per 69 milioni di dollari. C’è stato il primo tweet di Jack Dorsey, founder di Twitter, ed i video delle partite di Lebron James.

Questi oggetti digitali vengono trasferiti dal proprietario ad un acquirente semplicemente inviando un link criptato con un codice blockchain. Il nuovo proprietario a quel punto può decidere a sua volta di rivenderli. Ma come applicare questo sistema al vino ed alla lotta alla contraffazione? Una bottiglia di vino è un oggetto fisico, non può essere digitalizzata (per fortuna, direi).

Certificati digitali e bottiglie fisiche

Per realizzarlo, Yahyn ha stretto un accordo con Skipstone Ranch a Geyserville, azienda vinicola di Sonoma con una cantina attrezzata di controllo di temperatura e umidità. In questo modo, quando si acquista un vino NFT della Skipstone Winery verrà trasmesso solo il certificato di proprietà, in formato digitale. La bottiglia vera e propria rimarrà ferma sul suo scaffale in cantina.

Oltre alla contraffazione del vino, questo sistema evita anche gli spostamenti continui della bottiglia, evitando quindi di sottoporla a sbalzi di temperatura e di luce che potrebbero danneggiare il vino. Quel che si sposta è solo il certificato di proprietà; tutta la vita della bottiglia viene completamente tracciata in modo non modificabile, grazie alla cifratura della blockchain.

L’NFT quindi garantisce che il vino sia quello che dice di essere, mentre la bottiglia di vino sarà conservata da Skipstone nella sua cantina sotterranea, fino al giorno in cui l’acquirente deciderà di consumarla.

La prima bottiglia NFT di Skipstone Winery è una sei litri di Oliver’s Blend, un classico blend bordolese, sul cui vetro è stato inciso un QR-Code; inquadrando il codice, si viene messi in collegamento con la piattaforma blockchain che contiene il certificato digitale. È stata messa in vendita questo mese su OpenSea, uno dei più grandi mercati NFT.

Skipstone è il nostro secondo NFT“, afferma Pierre Rogers, CEO di Yahyn, “e ne abbiamo molti altri in lista. Credo che nel prossimo futuro i clienti abbracceranno il concetto di NFT e diventerà un modo standard di operare per i collezionisti di vino che cercano bottiglie speciali con provenienza garantita“.

Il sistema sembra piuttosto complicato per essere applicato a bottiglie di consumo quotidiano, ma è un’arma in più contro la contraffazione del vino. Questo sistema offre inoltre la possibilità per la cantina di avere una percentuale su ogni rivendita della bottiglia. La bottiglia di vino più costosa venduta all’asta è stata una Romanee-Conti del 1945 di 73 anni, per $ 558.000 nel 2018. Una Screaming Eagle Cabernet Sauvignon del 1992 fu venduta per $ 500.000 nel 2000. Quelle cantine non hanno mai visto un centesimo dalle rivendite.

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