Consolidare le competenze digitali per l’industria del vino

Consolidare le competenze digitali per l’industria del vino

Il settore del cibo e vino è stato duramente colpito dalle misure per il contrasto della pandemia, e la ripresa chiede di consolidare le competenze digitali per l’industria del vino.

Bisogna sapere come fare, oppure chiedere consiglio a chi fa questo per mestiere. Una delle persone che certo ne sa abbastanza sull’argomento è Susan de Matei, founder e presidente di WineGlass Marketing,  specializzata proprio in strategie di marketing per il mondo del vino. Potete leggere la mia intervista a Susan in questo post.

Imparare a cambiare le strategie

Ha scritto un post su Linkedin che potete leggere qui, dove elenca alcuni consigli per l’industria del vino; è l’inizio del post la parte più importante, secondo me, quando dice che:

…la maggior parte di noi si rende conto che a questo punto non si può tornare indietro. Abbiamo anche riconosciuto che agire come uno struzzo con la testa nella sabbia non funzionerà. La parola chiave per il 2020 è ‘pivot’ e il darwinismo della sopravvivenza favorirà coloro che si adattano rapidamente e sono flessibili. (dal post di Susan)

Naturalmente qui l’argomento non è il basket, e la parola pivot è un gergo tipico delle startup californiane, e indica un radicale cambiamento di strategia. Questo è quello che Susan vuole suggerire al wine business (e non solo), ossia un cambiamento di rotta nelle proprie strategie.

Per spiegarlo, racconta un aneddoto. Nei primi anni ’20 del secolo scorso, Tuco era un’azienda che produceva pannelli in cartongesso per l’edilizia. Andava tutto bene, quando nel 1929 sul mercato si abbattè la Grande Depressione e tutto si fermò. La Tuco si trovò con i magazzini pieni di pannelli e attrezzature di cui non sapeva cosa fare. Un inventario del materiale fece scoprire che avevano a disposizione tra le altre cose anche delle attrezzature per la stampa. Così, decisero di passare alla produzione di puzzle, un passatempo a poco prezzo. Nel 1932, Tuco era diventato uno dei più importanti produttori di puzzle degli Stati Uniti.

Il digitale non sostituisce, affianca

Certo, non tutte le strategie funzionano a lungo termine. Come ad esempio produrre sanificante per le mani a base di alcool e al profumo di uva. Però le vendite sono diminuite, le sale di degustazione sono chiuse, le fiere rinviate, e agire senza un piano potrebbe essere pericoloso. Alcune soluzioni hanno funzionato in questo frangente, le vendite online, le degustazioni virtuali, il delivery; però è necessario rendersi conto che adesso tutti questi sistemi devono essere usati per una strategia digitale a lungo termine.

Le alternative non sono necessariamente di sostituzione, ma piuttosto di affiancamento. Occorre imparare nuovi metodi, da unire a quelli già noti, per coinvolgere i vecchi clienti e convincerne di nuovi. Le competenze digitali per l’industria del vino in questi mesi sono sicuramente aumentate. Le aziende vinicole hanno imparato ad usare piattaforme di condivisione, strumenti per video conferenze, qualcuna ha iniziato un proprio e-commerce.

Consolidare le competenze digitali imparate

Non è il momento per dimenticare quanto appreso, è il momento di potenziarlo. Avere un sito web che sia solo una vetrina non basta più, deve essere visibile sui motori di ricerca ed avere una buona esperienza utente. Non basta più mettere qualche foto sui social, occorre creare una propria rete di fans e appassionati del proprio vino. Ed essere presenti sui maggiori e-commerce è utile non solo per la vendita in se, ma anche per aumentare il numero di luoghi digitali dove si parla della propria cantina.

Gli algoritmi, è importante ricordarlo, non sono immutabili. Quello che oggi YouTube o Facebook mettono in evidenza, domani potrebbe essere messo in fondo alla lista. La vicenda di TikTok è emblematica: rischia di essere chiuso negli Stati Uniti e chi vi aveva impostato qualche strategia commerciale ora rischia di restare senza niente. Per questo imparare a conoscere gli strumenti è fondamentale. Per questo occorre migliorare le proprie competenze digitali, imparandone non tanto la tecnica di uso ma il linguaggio.

Ma soprattutto per questo occorre costruire un linguaggio che ci differenzi, uno stile che ci faccia differenziare in mezzo a tutti gli altri.

Creare una propria rete, curare il brand e l’immagine aziendale, è superiore a qualunque social o piattaforma digitale. Quelli sono strumenti, un tempo si usavano i volantini, oggi si usa Instagram, domani chissà. Ma questi strumenti servono proprio per consolidare il network, far crescere i wine lovers che apprezzano le nostre etichette e raccontare la nostra storia. Vanno usati come strumenti, non come obiettivo per misurare il numero di like o di followers.

Photo by Element5 Digital on Unsplash

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